Tutto è iniziato con un corso della Regione Lazio, negli anni '90. Struttura hardware, funzionamento dei componenti di un PC, logica, programmazione e Clipper — e la scoperta silenziosa che il codice non era solo tecnica: era un modo di pensare.
Mi sono appassionato al punto da costruire il mio primo PC componente per componente, e da ritrovarmi presto in quella stessa aula — questa volta davanti agli studenti successivi — ad insegnare le stesse materie, la logica e i concetti di programmazione, utilizzando questa volta C e C++. Fu lì che capii una cosa che porto ancora con me: quando riesci a spiegare qualcosa, vuol dire che lo hai davvero capito.
Da quel momento il percorso si è costruito da solo. Un anno in California per imparare e lavorare con Visual Basic — che divenne poi il linguaggio di anni di consulenze al mio rientro in Italia, presso Finsiel, Olivetti Information Services e Procter & Gamble. Di nuovo in USA per conseguire le certificazioni MCAD e MCP. Al rientro in Italia, un ciclo di docenza per Computer Associates a Milano e Roma — e poi il salto verso il web: HTML, CSS, JS.
Nel 2017 una parentesi a Barcellona — quasi quattro mesi, due progetti web, una città che ancora mi manca.
PHP, poi WordPress, adottato per permettere ai clienti di gestire autonomamente i propri contenuti — ma abbandonato quando ho realizzato che stavo configurando più di quanto stessi programmando. Quella sensazione mi mancava.
Oggi lavoro con Python e Django, con un focus crescente sull'integrazione di modelli AI in Web App e Siti Web — perché aprono la possibilità di costruire applicazioni più intelligenti e articolate, capaci di fare cose che fino a poco tempo fa erano troppo complesse o semplicemente impensabili.
Oggi questo significa anche saper integrare l'intelligenza artificiale — non come fine, ma come strumento al servizio di chi usa il prodotto finale.
Ogni progetto parte dall'ascolto preciso dell'idea del cliente. Finisce con qualcosa di concreto, funzionante e pubblicato online — consegnato con cura, non lasciato a metà. Nel mezzo c'è il lavoro: strutturato, autonomo, orientato a restituire all'utente soluzioni semplici, specialmente quando il problema è complesso.
Nel corso degli anni ho cambiato tecnologia non per seguire mode, ma per scelta consapevole: cercando sempre strumenti solidi, ben documentati, flessibili — e liberi da dipendenze che nel tempo avrebbero limitato i progetti o costretto a rincorrere versioni imposte da altri. È così che sono passato da Visual Basic a Java, dal PHP a Python. La direzione cambia, il criterio no.
La farfalla nel logo, oltre ad essere le mie iniziali, rappresenta la metamorfosi continua che ogni progetto richiede: raccogliere un'idea grezza del cliente, attraversare la complessità tecnica con un'analisi ben strutturata e documentata, e restituire qualcosa che ha preso forma — in cui il cliente riconosce, finalmente realizzata, la propria idea. E la vede librarsi.